F.A.Q.

DOMANDE FREQUENTI (FAQ)

1) Cosa si intende per educazione libertaria?
Le scuole libertarie non si basano su un modello di insegnamento codificato, ma tutto viene concordato tra docenti e allievi. Non c’è un sapere predefinito ma di volta in volta si decide come affrontare una materia di studio, e non c’è obbligo di frequenza.
Le attività vengono svolte dunque come proposte e non come obbligo e nel contempo i bambini  e i ragazzi prendono parte all’organizzazione della scuola discutendo e votandone le regole. Centrale è in questo tipo di educazione il ruolo della relazione, dell’autonomia e dell’esperienza. L’utilizzo dei voti non è ritenuto necessario.
Il ruolo dei genitori nel buon funzionamento di una scuola democratica è fondamentale in quanto partecipano sia con contributi economici che a volte offrendo le proprie competenze e conoscenze a favore della scuola.

2) E’ legale non mandare il proprio figlio in una scuola statale?
Si, basta fare una dichiarazione al direttore del circolo di appartenenza in cui si ritira il proprio figlio dalla scuola statale e ci si avvale dell’ educazione parentale.

3 ) La proposta delle scuole democratiche va  interpretata come abolizione di disciplina?

Nelle scuole democratiche il numero di leggi  (votate dai ragazzi in parlamento) da rispettare è altissimol’autodisciplina di ogni ragazzo sorprendente. Può comunque sorgere spontaneo il dubbio che i bambini non riescano a gestire tutta questa libertà organizzativa, ma più di un esempio dimostra il contrario. Tra i principi educativi riportati da Erich Fromm nella prefazione al libro “I ragazzi felici di Summerhill” di A. Neill troviamo: “Libertà non significa licenza. Questo importantissimo principio significa che il rispetto per l’individuo deve essere reciproco. Se un insegnante non ha il diritto di usare la forza nei confronti del fanciullo, questi, da parte sua, non ha il diritto di usarla nei confronti dell’insegnante. Un bambino non deve imporsi a un adulto solo perché è un bambino, ne’ deve usare i molti mezzi di pressione a sua disposizione.” In altre parole attraverso gli strumenti del parlamento e del comitato di giustizia vengono regolati i casi in cui l’autodisciplina ha ancora bisogno di crescere.

4) Per quanto riguarda la presa di responsabilità mi sembra come se la scuola tradizionale è a un estremo e quelle democratiche sono all’altro. Una via di mezzo non sarebbe meglio? 

Il tema della scelta è uno dei cardini dell’educazione democratica, infatti ogni giorno si chiede ai ragazzi di scegliere sinceramente cosa e con chi vogliono imparare. Grazie a questa possibilità costante di alternative e di libertà i bambini e i ragazzi sperimentano  come gestire il loro tempo e come compiere scelte per se stessi. Chiaro è che se ad esempio un gruppo di ragazzini sceglie di frequentare il corso di matematica, questi saranno tenuti a farlo con costanza durante tutto l’anno. Ogni corso si dà delle regole come ad esempio la frequenza obligatoria per non far perdere tempo agli altri o obbligo di fare compiti e cose simili, ma sempre decise insieme. L’idea di base è che non esiste un programma da svolgere, ma un percorso da scoprire e gustare. Ognuno è libero di trovare la sua strada e non c’è una formazione di base in senso classico a cui fare riferimento. In questa ottica  parlando di estremi nelle scuole democratiche si richiedere un alto grado di responsabilità (come rispettare se stessi) e in quelle tradizionali si releghi la responsabilità a fattori più circostanziati e misurabili (come l’aver svolto bene i compiti a casa).

5) In Italia quando si parla di scuole private nascono automaticamente delle perplessità: in una scuola privata, per quanto resa accessibile con una retta ”politica”, non si rischia di creare, accanto a stimoli educativi meglio calibrati che nella scuola pubblica, un ambiente socialmente impoverito? In altre parole, non si rischia di creare dei disadattati?

Durante tutto il percorso educativo i ragazzi, a parte in qualche raro caso, rimangono in famiglia e hanno legami nella città in cui vivono rendendosi quindi conto delle differenze tra realtà esterna ed interna alla scuola. Sono consapevoli della fortuna che hanno e godono di una alta autostima che poi li accompagna anche una volta finito il percorso scolastico, rendendoli degli adulti che pensano e che non seguono dei binari tracciati da qualcun altro se non li trovano adatti a loro. Una volta usciti da scuola hanno quindi tutte le opportunità aperte di fronte a loro, come i loro coetani usciti da una scuola pubblica, con la differenza che forse sapranno ascoltare i loro desideri e concretizzare i loro talenti con più semplicità.

6) Come si sovvenziona Liber’Aria?
In maniera privata, prevalentemente sono i genitori a coprire le spese con una quota mensile. Periodicamente vengono organizzate attività di autofinanziamento. I contributi sono liberi, non esiste una retta obbligatoria. Liber’Aria è un progetto di scuola AUTOGESTITA.L’autogestione presuppone la piena responsabilità da parte di tutti e tutte  nei processi decisionali e la condivisione delle attività di autofinanziamento, delle spese e della cura del luogo. NESSUNO GUADAGNA IN TERMINI DI DENARO DALLE ATTIVITA’ DELLA SCUOLA ed eventuali proventi sono a fondo cassa. Prevediamo rimborsi spese per coloro che dedicano un maggior numero di ore alle attività della scuola,  sempre previa discussione e approvazione all’unanimità dell’assemblea.Non siamo una scuola privata, con un corpo docente retribuito e un gruppo genitori che finanzia.Non siamo una ludoteca che tra profitto dall’organizzazione di eventi, laboratori e seminari.

Siamo una scuola autogestita, e basiamo la nostra esistenza sul mutualismo. Tutti i contributi richiesti sono liberi, chi può paga chi non può,  può usufruire delle attività della scuola gratuitamente, contribuendo qualora ve ne fosse la disponibilità in maniera differente.

“Da ciascuno secondo le proprie capacità, a ciascuno secondo i propri bisogni”